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"Tagliare le tasse fa bene all'economia"
 


Tra il 2004 e il 2005 ben 15 paesi (tra cui Norvegia, Germania, Russia, Olanda e Grecia) hanno messo mano a una drastica riduzione dell'imposizione fiscale per attrarre capitali freschi e rimettere in moto i consumi. E i risultati in termini di ripresa dell'economia si sono visti. Il monito è stato lanciato nei giorni scorsi dall'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, in risposta agli ultimi dati preoccupanti sul trend di recessione della congiuntura Ue.

A riaccendere gli animi dei sostenitori di una politica di riduzione fiscale è arrivata nei giorni scorsi la classifica 2005 relativa ai paesi più tassati dal fisco redatta dall'avvocato internazionale Jack Anderson per il settimanale Forbes. Ebbene, tra i primi dieci, ben otto appartengono al Vecchio continente.

Strano a dirsi, per una volta la pecora nera del Vecchio continente non è stata l'Italia. Nel 2005, lo scettro di paese più gravato dalle imposte se l'è invece conquistato, per il quinto anno consecutivo, la Francia.

Secondo il Tax misery index redatto da Forbes che prende in considerazione tutte le tasse che gravano su un paese (dalle imposte societarie a quelle personali, dai ticket sanitari ai contributi previdenziali per finire con l'Iva), la Francia avrebbe toccato quest'anno il livello record di 174,8 così composto: 34,4% di corporate income, 59% di personal income, 1,8% per la tassa sulla salute, 45% per i contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, 15% per quelli di pertinenza del dipendente e 19,6% per l'imposta sul valore aggiunto.

Al secondo posto troviamo la Cina (nello specifico la città di Pechino date le differenze fiscali esistenti all'interno del paese) con un punteggio di 160.

Vengono poi il Belgio (156,1), la Svezia (150) e in quinta posizione l'Italia (146). Nel caso del Bel paese, la voce che ha giocato maggiormente al rialzo è stata quella relativa alla tassazione del reddito d'impresa (37,3%), inferiore soltanto al 38% registrato dalla città americana di Chicago.

Per il resto, tutto rientra nella norma europea: l'aliquota massima sui redditi personali al 43%, 39,5% la somma dei contributi previdenziali, 0.7% la tassa sulla salute e 20% il valore dell'Iva. Ma l'Italia non può certo sentirsi isolata all'interno di questa top ten dei paesi più tartassati dal fisco. Tra il sesto e il decimo posto in classifica, infatti, troviamo l'Austria, la Polonia, la Spagna, l'Argentina e la Grecia.

Distanti, invece, tutti i maggiori protagonisti della crescita economica mondiale. 18esimo il Giappone, 22esima la Germania, 25esimo il Regno Unito e addirittura 45esimi gli Stati Uniti, intesi come media della tassazione presente all'interno del paese. Ma c'è addirittura chi è riuscito a fare meglio.

È questo il caso della Russia dove Putin, grazie a una forte manovra restrittiva sul fronte fiscale, è riuscito a posizionare il paese addirittura al 50esimo posto della classifica con un misery index (81) inferiore di quasi 100 punti rispetto a quello francese. Nonostante l'ottima performance della Russia, la palma d'oro del paradiso fiscale non poteva che andare, come di consueto, al paese meno tassato al mondo: gli Emirati Arabi Uniti. All'ombra delle palme di Dubai, infatti, non soltanto non esistono Iva, imposta sul reddito e tassa sulla salute, ma i contributi previdenziali a carico del datore di lavoro non superano il 13% dello stipendio mentre quelli di competenza del dipendente arrivano a mala pena al 5%.
 

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